Sono Gabriella Gallingani e firmo le mie opere con lo pseudonimo(o abbreviazione)"Gabriel". Sono cresciuta nell'infanzia e nell'adolescenza in una famiglia molto numerosa a contatto con un fratello,Giorgio Gallingani,artista precoce e molto dotato. Questa vicinanza è stata per me uno stimolo continuo a disegnare, dipingere, scolpire la creta. Ho interrotto questo percorso formativo dopo il matrimonioe la nascita di tre figli,senza mai smettere di interessarmi all'arte in tutte le sue forme e continuando a disegnare e saltuariamente a dipingere. Nel 1979 ho ripreso a lavorare la creta, incoraggiata da mio fratello, ma dopo pochi mesi,la sua morte improvvisa (all'età di 52 anni) mi ha privato di un fratello amatissimo e di un maestro e critico preparato e capace(allievo di Morandi e di Virgilio Guidi, oltre all'insegnamento creava vetrate per Chiese ed edifici pubblici ritenute dai critici e maestri d'arte veramente splendide).Ho quindi proseguito da sola,sempre nell'ambito della scultura,utilizzando la tecnica del "togliere" in luogo di quella più comune alla lavorazione dell'argilla, dell' "aggiungere". Lascio qui la parola a un critico (Salvatore Filoni)...." i modelli figurativi cui attinge Gabriella sono quelli della grande tradizione storica della terracotta Bolognese ed Emiliana, ....ciò che la unisce ai grandi plasticatori del passato è il modo di trattare la materia, il comune amore per la superficie tormentata, per i solchi e le pieghe, siano essi degli abiti o della pelle. Tra gli artisti del presente a cui il suo lavoro può essere associato, si può citare il nome di Pericle Fazzini, anche se, rispetto allo scultore marchigiano, Gabriella rimane ancor più fedele ad una figurazione strettamente naturalistica. I temi affrontati dalle sue opere sono: la danza, che la spinge a soffermarsi sullo studio della vibratilità delle superfici ed eleganza delle forme; il mondo orientale, con i suoi "vecchi" saggi, espressione di una cultura millenaria e soprattutto il "terzo mondo" dal quale emergono i problemi di difficile sopravvivenza, di fame atavica, di diffuso senso di morte. Gabriella tratta questi temi con grande maestria e sensibilità, sondando le possibilità espressive della materia da cui ricava strutture e forme che sfidano le leggi della statica."....A partire dal 1993 ho sentito la necessità di esprimermi anche con la pittura, non più ad olio, ma con l'acquarello, per un bisogno di luce e colore, in assenza quasi di materia. Incoraggiata, consigliata ed apprezzata da vari artisti ( alcuni dei quali amici carissimi di mio fratello Giorgio, come Wolfango, Walter Alvisi e soprattutto Norma Mascellani) ho proseguito il mio lavorosui due fronti (scultura e pittura) partecipando a diverse collettive a carattere benefico e realizzando quattro mostre personali. Molte delle mie sculture sono accompagnate da testi che nascono in me nelle più varie situazioni ed emozioni e fanno da sottofondo e si elaborano mentre le mie mani cercano di liberare le forme dalla creta che le racchiude.E vado avanti, con umiltà e onestà, non seguendo correnti, ma cercando di rimanere coerente al mio sentire più profondo.